“Do you want it heavy? Metallica gives you heavy!”
Mammamia che roba.
Partiamo dall’inizio.
Mi pare ovvio che la location migliore per un concerto heavy metal della durata approssimativa di circa 8 ore a luglio sia un parcheggio.
L’Arena di Rho infatti non è altro che un colossale parcheggio, uno spiazzo asfaltato stretto e lungo con il palco al fondo e ai lati stand con le magliette e i panini. Un caldo maledetto, nessuna possibilità di stare all’ombra, bevande vendute a prezzi disumani.

Ma vabbè.
Puntuali come gli orologi, alla 16.30 iniziano gli Anthrax, e alle 18 i Megadeth. Sono due band che conosco poco o niente, e complice anche il caldo torrido e il sole negli occhi non mi lascio entusiasmare troppo: due buoni show, quello degli Anthrax forse più vivace, ma suoni pessimi e volume basso.


Gli Slayer invece sono un discorso a parte.
La musica che suonano può piacere o non piacere, ma non si può non riconoscere che i loro show sono qualcosa di unico e irripetibile, per quello che suonano, per come lo suonano, per le loro facce, per il i tatuaggi e le catene di Kerry King. E poi c’è il mosh pit, gente che si lancia una contro l’altra dandosi spallate, spintoni, saltando e schiantandosi gli uni sugli altri. E detta così sembra un’idiozia, ma quando suonano gli Slayer lanciarcisi in mezzo diventa l’unica cosa sensata da fare.


E poi è l’ora del pezzo forte.
E non ce n’è per nessuno, i Metallica sono una macchina rodatissima, hanno esperienza, carisma e figaggine a tonnellate, e il pubblico li adora.

E tirano fuori uno show della madonna, a partire dal’Estasi dell’oro iniziale che fa salire la tensione che si risolve in una tiratissima Hit the Lights come primo pezzo, tanto per far capire su che livelli saranno le due ore successive. La scaletta è splendida, pescando tante canzoni canzoni vecchie e con tante piacevoli sorprese (Ride the Lightning! The Shortest Straw! Blackened! Through the never! Seek and destroy all’inizio! THE CALL OF KTULU!), e il palco è bellissimo nella sua enorme semplicità, senza fronzoli ma con quel colossale megaschermo che una regia attenta sfrutta al meglio.

E poi c’è Ulrich che fa le linguacce e che suona i piatti da in piedi, Hammet con i capelli al vento, Trujillo che rotea col basso al collo e fa il passo del granchio, e papà Hetfield che si diverte, tiene il pubblico in pugno, parla con i ragazzi nelle prime file, fa gli scherzetti (“Thankyou, goodnight”).
Il concerto fila come un razzo con gli effetti pirotecnici e ii fuochi d’artificio di One, i soli di Hammet e Trujillo, la chitarra acustica di Fade to Black, i botti di Enter Sandman.
Tutto il pubblico canta tutte le canzoni dalla prima all’ultima strofa, fa OOOH OHHH curante i cori, canta pure gli assoli di chitarra.


E poi è il momento dei bis, con tutti i membri dei Big 4 che salgono sul palco per suonare Die Die My Darling e Ulrich che fa le foto col cellulare a Dave Lombardo che suona la sua batteria.
E c’è ancora tempo per Damage, Inc. e per il gran finale con Creeping Death e i 35000 spettatori che urlano all’unisono “DIE! DIE! DIE!”.

Insomma, una figata incredibile, e i Metallica sono la band più fica dell’universo.
La scaletta:
- Hit the lights
- Master of Puppets
- The Shortest Straw
- Seek and Destroy
- Welcome Home (Sanitarium)
- Ride the Lightning
- Through the Never
- All Nightmare Long
- Sad but True
- The Call of Ktulu
- One
- For Whom the Bell Tolls
- Blackened
- Fade to Black
- Enter Sandman
- Die Die My Darling
- Damage, Inc.
- Creeping Death
E la parte finale di One, con i fuochi artificiali:






















